Archivio fotografico Cipriani - Kigelia

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Archivio fotografico Cipriani

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Tutti i testi riguardanti la vita e le opere di Cipriani sono stati elaborati dall'articolo pubblicato sulla rivista Archivio Fotografico Toscano, 1990, n.11, dal titolo "La  vita e l'opera di Lidio Cipriani" e scritto da Jacopo Moggi-Cecchi.

 
 

Anni 1892-1940

Lidio Cipriani nacque a Bagno a Ripoli (Firenze) il 17 marzo 1892. L'interesse per tutti i fenomeni naturali e per gli esseri viventi erano per lui innati e ciò lo spinse a trascorrere molte giornate della sua infanzia e della sua giovinezza ad osservare la vita ed il comportamento degli Uccelli e degli Insetti sulle colline intorno a Firenze. Nel 1910 ottenne il diploma di maestro elementare e l'anno seguente iniziò la sua attività di insegnamento. Ma fare l'insegnante non lo soddisfaceva per niente e dopo aver prestato servizio militare durante la prima guerra mondiale, nel 1920 si iscrisse all'Università di Firenze e nel 1923 si laureò in Scienze naturali con una tesi in Antropologia sotto la guida di Aldobrandino Mochi, direttore del Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia di Firenze. Nel 1924 perfezionò i suoi studi presso il Laboratoire d’Anthropologie del Musee d’Histoire Naturelle di Parigi, e nel 1925 presso il Royal College of Surgeons e l'University College di Londra. Nel 1926 ottenne la docenza in Antropologia A Firenze e nello stesso anno divenne Aiuto presso l'Istituto e Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia di Firenze.
Nel Marzo 1927 gli venne offerta la possibilità di far parte di una spedizione in Sud Africa, organizzata dal Comandante Attilio Gatti di Milano. Cipriani, sempre desideroso di nuove esperienze, accettò con entusiasmo dando così inizio ad una serie di viaggi che, a più riprese dal 1927 al 1939, lo portarono ad attraversare buona parte dell'Africa.
I numerosi viaggi effettuati da Cipriani in Africa e gli studi compiuti sulle diverse popolazioni africane e sulla loro origine, portarono Cipriani a dichiararsi convinto dell'inferiorità mentale degli africani e della necessità, per le nazioni europee, di recarsi in Africa per sfruttare le immense risorse naturali dei vari paesi. Gli scritti di Cipriani sull'Africa non solo contribuirono largamente a richiamare l'attenzione degli italiani verso le possibilità di sfruttamento del continente, ma servirono anche ad appoggiare l'azione del regime fascista che proprio in quegli anni si era impegnato nella conquista dell'Etiopia.
Teorie dichiaratamente razziste furono sostenute da Cipriani a partire dal 1931, ma è a partire dal 1936 che i suoi articoli su questo argomento si fanno più frequenti in vari giornali e riviste italiane e in due libri: "Un assurdo etnico: l'Impero Etiopico" e "Fascismo, razzista". È ben documentato il suo sostegno alla politica razzista del regime fascista ed il suo contributo alla stesura del Manifesto della Razza pubblicato il 14 luglio 1938 sul Giornale d’Italia. Il suo nome compare poi nell’elenco degli studiosi indicati come firmatari del Manifesto reso pubblico il 25 luglio 1938.

 
 
 
 

Anni 1940 - 1962

Durante tutti gli anni trascorsi viaggiando attraverso l'Africa, Cipriani era sempre rimasto strettamente legato al Museo e all'Istituto di Antropologia di Firenze. In pochi anni, da giovane laureato, era diventato professore incaricato e, nel 1939, era stato nominato Direttore del Museo. A questo punto, una serie di vicende complesse e ancora poco chiare, cambiarono il corso della sua rapida e brillante carriera accademica e della sua vita. Nel giugno 1940 venne rimosso dalla carica di Direttore del Museo di Antropologia e esonerato da tutti gli incarichi accademici per intervento del ministro Bottai. L'accusa nei suoi confronti fu quella di aver venduto a varie istituzioni antropologiche, per proprio conto, copie delle maschere facciali raccolte in missioni scientifiche compiute per scopi non personali e con sovvenzioni di origine pubblica. Aldilà dell’accusa ufficiale, vi furono certamente anche altre ragioni di rivalità personali che portarono Cipriani ad essere privato del suo incarico. In mezzo a queste difficoltà nell'ottobre 1940 Cipriani sposò Ada Marenzi, con la quale resterà per ben poco tempo. Negli anni dal 1940 al 1942 la sua sussistenza fu basata unicamente sulla collaborazione a giornali, riviste ed enciclopedie e sui proventi derivati dalla vendita dei suoi libri. Nel 1941 fu tra gli autori dell’opera "Le razze e i popoli della terra" curata da Renato Biasutti; per questa opera  scrisse sei capitoli, relativi ad alcune delle popolazioni africane da lui visitate. Nel maggio 1942 venne richiamato in servizio nell'esercito col grado di maggiore e fu inviato sull'isola di Creta presso il comando della divisione Siena. Nonostante la guerra ebbe modo di svolgere numerose ricerche antropologiche e di raccogliere migliaia di dati antropometrici in tutte le zone dell'isola.
L'8 settembre 1943 venne fatto prigioniero dai tedeschi e rimase a Creta, dove venne utilizzato come interprete fino all'ottobre 1944, quando fu condotto a Verona. Il 7 giugno 1945 fu arrestato a Firenze, dove era rientrato nel mese di maggio. Da qui venne condotto nel carcere di San Vittore a Milano, sotto l'accusa di essere stato uno dei firmatari del "Manifesto della Razza" del 14 luglio 1938. Il processo si risolse con un non  luogo a procedere. Tornato in libertà dopo sette mesi dall’arresto, dal 1946 al 1948 Cipriani andò a vivere a Viareggio nella casa di famiglia, in quanto la sua casa fiorentina era andata distrutta dai bombardamenti durante la guerra. A Viareggio Cipriani senza alcun incarico, decise di riprendere e di approfondire un suo interesse giovanile, e cioè lo studio degli animali e del loro comportamento. Per le sue ricerche sul comportamento animale, per le sue precise osservazioni scientifiche, Cipriani è da considerare fra i primi naturalisti che in quegli anni iniziavano ad esplorare un settore di ricerca che di li a breve avrebbe assunto una rilevanza notevole, l’etologia. Nel novembre 1948 a seguito della morte della moglie, Cipriani decise di tornare a Firenze e si stabilì in una villetta che aveva fatto costruire alla periferia della città. All'età di 56 anni era senza un incarico e impossibilitato anche ad accedere al Museo di Antropologia. Ma una nuova fase della sua vita, forse la più interessante, si aprì inaspettatamente di fronte a lui.
Nel 1949 il governo dell'India decise di organizzare delle spedizioni nell'arcipelago delle Isole Andamane per studiare le popolazioni locali, fino a quel momento poco conosciute. Cipriani era da tempo in contatto con antropologi indiani che conoscevano e stimavano le sue ricerche. Fu quindi richiesto come consulente antropologico. Accetto immediatamente l'incarico e grazie ad esso visitò le isole Andamane per quattro volte dal 1949 al 1955. Conclusasi l'ultima spedizione del 1955 e tornato in Italia, Cipriani si rinchiuse nella sua casa di Firenze dove trascorreva la massima parte del suo tempo leggendo e scrivendo. Grazie alla sua fama negli ambienti scientifici veniva spesso invitato a tenere conferenze sui suoi viaggi e ricerche. Tenne conferenze negli Stati Uniti, in Svizzera, Inghilterra, Francia, Polonia e Cecoslovacchia (dove gli venne attribuita la medaglia Hrdlička per le sue ricerche antropologiche). In Italia le sue attività e le sue conferenze furono spesso ostacolate da chi  criticava Cipriani per i suoi trascorsi legami col regime fascista. Sempre più isolato in se stesso e nella propria attività, Cipriani tuttavia rimase uno studioso attivissimo fino a quando le forze glielo permisero. Nel novembre 1961 subì un'operazione allo stomaco che lo debilitò molto. Le ultime righe sono del 2 agosto 1962. L'8 ottobre 1962 Cipriani morì, per i postumi di una seconda operazione. Sulla tomba volle che fossero incise, accanto al  nome, due semplici parole, a riassumere il senso di tutta la sua vita: "Viaggiatore - Naturalista".

 
 
 
 
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